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1992. Sulle strade di Falcone e Borsellino

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Alex Corlazzoli

1992. Sulle strade di Falcone e Borsellino
Prefazione di Rita Borsellino

19 luglio 2017
pag. 176
€ 13,00
ISBN 9788898231683







DESCRIZIONE

«Io ci sono, sono qui. La porta della mia casa resta aperta come all’indomani di quel 1992. Da allora è entrata la storia di questi venticinque anni. Ora oltre a me, in casa, ci trovate loro: i giovani e non che hanno consapevolmente scelto di prendersi carico di un impegno, far conoscere ad altri il sorriso di Paolo e Giovanni»
Rita Borsellino

Questo non è solo un libro, è una carta geografica che dà voce a tanti luoghi simbolo dell’egemonia mafiosa e, soprattutto, della resistenza antimafiosa. È anche una mappa letteraria e della memoria degli ultimi decenni di cronaca italiana, che ci avvicina alle vite di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.
Un percorso appassionato e attento lungo strade, piazze e angoli di una città, Palermo, tracciato pensando anche ai “post-Millennials”, ai ragazzi che oggi hanno meno di vent’anni. Se le generazioni nate prima del 1992 sono cresciute con la certezza che più nessuno avrebbe dimenticato dove fosse e con chi quel 23 maggio e quel 19 luglio, per i “Duemila” è tutto diverso. È per loro che questa sorta di guida trova il suo massimo significato: un passaggio di testimone perché il ricordo di Giovanni e Paolo e l’esempio di altre persone straordinarie non rischino di andare persi.
È un testo da sottolineare e da evidenziare, pensato con un desiderio: vedere, accanto alle parole dell’autore, quelle dei lettori, scritte a mano ai margini delle pagine. Perché questa storia non finisca qui.


 

Una strage semplice

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Nando dalla Chiesa

Una strage semplice
La verità rimossa che portò a morte Falcone e Borsellino

23 maggio 2017
€ 15,00
ISBN 978-88-98231-70-6







DESCRIZIONE

«E a Capaci il 23 di maggio fu l’inferno. Da Roma e da Ciampino avvisarono, a Palermo seppero. La mafia che appare muta fa volare la parola attraverso i muri, i popoli e gli oceani. Ricordiamo tutti come andò. L’atterraggio, l’avvistamento, l’annuncio, l’appostamento, la partenza, i mozziconi a mucchi sulla montagna, la piccola colonna di auto, i primi chilometri, nuovi mozziconi, l’attesa, l’apparizione, il giudice al volante, il boato, la terra che si fa cielo, l’Italia che cambia la sua storia»

Capaci. E la sua continuazione, via D’Amelio. Una strage in due tempi. Quando il Paese sembrò impazzire. Mentre Milano osannava i giudici e a Palermo terribili immagini di guerra ne raccontavano la carneficina. Due Italie all’apparenza lontane e invece, come spiega il libro, segretamente vicine. Quella che portò a morte prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino fu una strage semplice, frutto di una logica lineare.
Che vide convergere Sud e Nord, economia e politica. Che prese la rincorsa all’inizio degli anni Ottanta per conto della mafia palermitana e giunse all’appuntamento di dieci anni dopo in rappresentanza delle paure e ostilità di un intero sistema illegale. Su tutto, l’incubo che il giudice più odiato da Cosa Nostra potesse guidare una struttura nazionale di indagini, da lui ideata, e colpire i crescenti rapporti tra gruppi imprenditoriali d’avventura e capitalismo mafioso; tra mafia e appalti, tra criminalità finanziaria e complicità politiche. Questo libro vuole ricostruire il contesto evidente in cui tutto accadde. Per andare oltre la retorica, e oltre il mistero.


 

Canto per Francesca

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Un monologo di CETTA BRANCATO

Canto per Francesca

23 maggio 2017
€ 5,90
ISBN 9788898231713







DESCRIZIONE

Un monologo di CETTA BRANCATO

Su progetto e con il patrocinio della Sezione Distrettuale di Palermo dell’ANM

Contributi di:
MARCELLA FERRARA, MARIA TERESA AMBROSINI, GIUSEPPE AYALA, AMALIA SETTINERI, ALESSANDRA CAMASSA

In quella terribile giornata di 25 anni fa moriva pure Francesca Morvillo, la moglie, la collega, la compagna che sostenne Giovanni Falcone. Anche Francesca era un magistrato, un ottimo magistrato, di cui quanti la conobbero ricordano la sensibilità, l’intelligenza e la straordinaria dedizione al lavoro, specialmente alla tutela dei minorenni, ai quali dedicò la parte più significativa della sua professione.
La sezione distrettuale di Palermo dell’Associazione Nazionale Magistrati, nel venticinquesimo anniversario, vuole ricordare quei tragici fatti attraverso lo sguardo di Francesca Morvillo, affidando alla sensibilità di una nota scrittrice palermitana l’elaborazione di un testo che ripercorra la vita e i sentimenti, le speranze e i timori delle vittime involontarie, ma certamente consapevoli, di quella strage.


 

La mafia dimenticata

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Umberto Santino

La mafia dimenticata
La criminalità organizzata in Sicilia dall'Unità d'Italia ai primi del Novecento.
Le inchieste, i processi. Un documento storico

27 aprile 2017
€ 20,00
ISBN 978-88-98231-59-1







DESCRIZIONE

«I caporioni della mafia stanno sotto la salvaguardia di senatori, deputati ed altri influenti personaggi che li proteggono e li difendono, per essere poi, alla lor volta, da essi protetti e difesi»
Ermanno Sangiorgi
Questore di Palermo, 1898

In queste pagine si incontrano boss che raccontano guerre di mafia, donne e familiari di vittime che chiedono giustizia, politici e aristocratici che testimoniano a difesa dei mafiosi, dando un'immagine della genesi della mafia finora in larga parte inedita o non adeguatamente rappresentata. Qui si pubblicano per la prima volta integralmente i rapporti redatti tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgio, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant'anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un'associazione strutturata, con capi, gregari e un vasto sistema di relazioni. Ne emerge un quadro completo della criminalità organizzata dall'Unità d'Italia ai primi del Novecento, del contesto in cui si svolgevano il lavoro investigativo e i processi e in cui maturavano le prime lotte sociali, tra l'accavallarsi dei delitti e l'intrecciarsi delle complicità, anche all'interno delle istituzioni. Eppure per decenni l'esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e quei preziosi documenti furono dimenticati a lungo negli archivi di Stato. Nel libro, oltre alle relazioni del questore Sangiorgi, con gli allegati, viene pubblicato un documento che si ritiene introvabile: la "bolla di componenda" con cui la Chiesa cattolica condonava i reati dietro versamento di una somma di denaro.


 

CANI SENZA PADRONE

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Carmelo Sardo

CANI SENZA PADRONE
La Stidda. Storia vera di una guerra di mafia

Prefazione di Attilio Bolzoni

6 aprile 2017
pp. 342
€ 16,00
ISBN 9788898231607







DESCRIZIONE

Quarta di copertina
«Destino segnato per lui: divenne uno spietato killer. Uno che non ricorda neppure quanti può averne uccisi, nelle giornate di festa, nello struscio del corso o nel silenzio di campagne brulle».

C’è stato un tempo in cui, nella Sicilia lacerata da una furiosa guerra di mafia, si fecero largo gruppi di picciotti senza regole e senza padroni, che si misero in testa di arricchirsi con le rapine e con le estorsioni. Presto vennero coinvolti nelle faide tra vecchi e nuovi boss di Cosa nostra e si trasformarono in killer spietati. Li chiamavano stiddari. Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei No-vanta seminarono il terrore nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Trapani. Boss “posati”, allontanati dalle “famiglie”, li usarono come manovalanza per sistemare i propri conti interni.
Ma chi erano davvero i picciotti della Stidda? E perché uccidevano così crudelmente? Di loro si sapeva poco e niente, fino a quando non ammazzarono il giudice Rosario Livatino. Quel delitto segnò l’inizio della fine. Tre processi hanno sentenziato chi sono i colpevoli. Eppure dietro quell’omicidio eclatante si dipanano misteri ancora irrisolti.
Questa è la vera storia degli stiddari.


 

IL PATTO INFAME

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Luigi Grimaldi

IL PATTO INFAME

la Camorra, le Brigate Rosse, l’assassinio di un giovane politico. Una verità insabbiata

16 febbraio 2017
pp. 194
€ 16,00
ISBN 9788898231553







DESCRIZIONE

«Che vengano qui a vedere com’è fatto il dolore, che cos’è davvero la vita.
Toglieteli dalle gabbie perché imparino a conoscere chi sono le loro vittime.
Sparano ai simboli, ma uccidono uomini».

Maria Teresa Principe, madre di Raffaele Delcogliano

Napoli, la mattina del 27 aprile 1982 un commando delle Brigate Rosse uccise Raffaele Delcogliano, avvocato beneventano di trentotto anni, assessore al Lavoro della Regione Campania, e il suo autista e amico Aldo Iermano. Un duplice delitto inscritto nello scenario tormentato degli anni di piombo, eppure, a distanza di quasi quarant’anni, emergono tracce finora ignorate che conducono a un patto scellerato che all’epoca legò terroristi, criminalità organizzata e politica locale.

Raffaele Delcogliano, del resto, lavorava per dare speranza a un Meridione in perenne ricerca di riscatto civile e sociale, denunciava la piaga della disoccupazione e parlava apertamente di responsabilità penali per le centinaia di corsi professionali che, istituiti solo sulla carta, costavano cifre da capogiro allo Stato: dietro l’apparenza di un’attività di formazione partiva un fiume di denaro destinato ad alimentare incrostazioni clientelari, sulle quali allungava le mani la Camorra.

Pagina dopo pagina l’Autore ricostruisce il contesto in cui maturò l’omicidio e il progressivo isolamento del giovane politico, che un giorno, al termine di un faticoso giro per la Campania, pronunciò una frase che oggi resta agli atti come un oscuro presagio: «Sono seduto su una polveriera».


 


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